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Monaco,

frammenti di vita

 

 

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Qui c’è un’aria molto più respirabile che a Milano.
Forse l’aria è importante.

Qui camminare è molto più agevole e rilassante che a Milano.
Forse camminare è importante.

 

 

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I pacchetti di biscotti della Mulino Bianco sono esibiti sulle mensole dell’elegante Caffè in stile italiano, come piccoli trofei.
 

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Torno indietro nel tempo, in un paese più civile del nostro.
Qui nei bar si fuma ancora.
 

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Farfalle.
In giro a Monaco, lungo i giardini e nei parchi, ci sono le farfalle.
Ne ho viste di bianche, di colorate. Rosse e nere.
Farfalle.
Non ricordo più … Milano … non mi ricordo che a Milano ci fossero le farfalle.

 


 

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L’intercalare che sento più spesso nei dialoghi delle persone è “genau”, ossia “esattamente”, “precisamente”, “proprio così”.
I tedeschi mi paiono alla continua ricerca dell’esattezza.
 

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Ti dicono “tschüs” (ciao), andandosene, con quella tenerezza, tutta sulla “u”.
 

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La meravigliosa sensazione dell’incolumità.
Sentire di poter girare per la propria città senza avere nulla da temere.
A Monaco questo esiste, soprattutto per le donne.
Te ne accorgi quando sei a fare jogging in un parco che è già buio e incroci delle ragazze che corrono da sole, anche nelle zone più isolate.
Lo vedi durante l’Oktoberfest, quando ogni giorno decine di ragazze vestite nel costume tipico bavarese, con il corsetto e l’ampia scollatura, se ne vanno da sole alla festa senza che nessuno le importuni; o la sera stessa quando tante se ne tornano a casa ancora sole, qualcuna magari un po’ ubriaca, ma sempre senza che nessuno le molesti.
Lo vedi tutto l’anno, quando prendi la metropolitana alle due di notte per tornare da una festa, oppure sei su uno degli autobus delle Nachtlinien di superficie che viaggiano anche alle 4 del mattino, ma sono sempre pieni di gente.
Ti accorgi che ci sono sempre in giro ragazze da sole e capisci che è semplicemente perché sanno di potere stare tranquille, perché si sentono sicure. Le vedi magari un po’ stanche o un po’ tristi per com’è andata la serata; così pensierose che non riesci nemmeno ad incrociarne gli sguardi perché sono gettati altrove, attraverso il finestrino. Ma quello che non avverti quasi mai nelle ragazze qui è l’ansia, l’insicurezza; il timore di girare da sole per la propria città, solo perchè donne.
Credo sia difficile trovare esempi di “libertà” migliori di questo.

 


 

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Sono in un luogo dove la giornata con il bel tempo non è scontata e quindi quando ce l’hai sei un po’ più felice.
 

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Der Radiergummi è la gomma per cancellare, das Federmäppchen è l’astuccio, das Frühstück è la colazione.
E’ bello imparare una lingua e incontrare delle parole così inconsuete da farti sorridere.
 

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Non ho mai visto tanti ciechi come a Monaco.
Talvolta accompagnati, spesso soli per strada e solo col loro bastone.
Qui ci sono venti linee di metropolitana e ognuna delle stazioni è provvista di ascensori sempre funzionanti (per i ciechi come per gli altri disabili, gli anziani e le mamme con carrozzina).
Molti semafori hanno l’avviso sonoro, ogni marciapiede è appiattito agli angoli, i tram e i bus sono tutti realmente accessibili alle carrozzelle.

Hai l’impressione di vederli un po’ più felici, qui, i ciechi.

 


 

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Entrata del metrò, fermata Rotkreutzplatz. Sono nel sottopassaggio.
Sento un ticchettio di tacchi di donna che si avvicina.
Mi giro e stupito vedo un’anziana suora nella sua tonaca nera.
Ma non sono suoi i tacchi.
Dietro di lei sta arrivando una bionda, in minigonna e con il costume tipico bavarese.
Sorpassa la suora con un po’ di titubanza.
Si allontana nel suo ticchettio di tacchi.

L’anziana suora e l’avvenente ragazza che va all’Oktoberfest.
Questa è un po’ Monaco …
 

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Mi stupirà sempre vedere un Paese dove i giornali si vendono anche in strada, lasciandoli in un gabbiotto di plastica aperto e incustodito, giorno e notte, dal quale la gente ne preleva una copia, lasciando i soldi nel portamonete.
 

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Una giovane coppia sta entrando in un ristorante.
Il papà ha in braccio un neonato avvolto in una coperta di colore bordeaux.
Lo tiene quasi sotto il suo giubbotto.
Del piccolo spunta solo la testina.
L’uomo sembra una madre canguro con il suo marsupio.
 

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Ieri era il giorno della festa per la riunificazione tedesca.
Leggo che c’è un “Carillon-Kunzert zum Tag der Deutschen Einheit”, un concerto di carillon per celebrare la ricorrenza.
In Coubertinplatz, all’Olympiapark.
Ci vado e non credo ai miei occhi,
Va bene che il concerto è solo un carillon che suona in una piazza.
Ma c’è solo una persona. E alla fine applaude.
 

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Non è invece forse dolce una lingua dove “vivere” (leben) è così simile ad “amare” (lieben)?
 

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Dopo la prima ti chiedono sempre se vuoi un’altra birra.
 

Gli edifici più moderni, quelli pubblici come le scuole o le amministrazioni, certi palazzi di banche o di grandi aziende: vedi tanto vetro a Monaco di Baviera e sopra il vetro tante silhouette di uccelli, quasi sempre con la forma di un falco.
Piccolo ma molto diffuso segno di rispetto per gli esseri alati, perché non si vadano a schiantare durante i loro tragitti.

 


 

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Almeno qui c’è sempre un parco dove andare.
...
Ci sono così tanti parchi e così ben tenuti che anche i viottoli al loro interno hanno spesso una targa, con un nome.
Martin Luter King, ad esempio, o John Fitzgerald Kennedy.

 


 

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Ho sempre pensato che bisogna sapere guardare gli umani che vivono al nord del pianeta con un po’ di simpatia.
Il mondo purtroppo è anche molto freddo in una sua grande parte e mica tutti potremmo vivere negli stessi posti: appollaiati sulle coste del Mediterraneo o in luoghi miti come la Sicilia o la Provenza! Ci sono tanti altri posti molto più freddi e inospitali dove molti umani sono costretti a vivere.
Chi è nato lì e deve restarci, in fondo, merita un po’ di benevola comprensione.
 

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A Monaco di Baviera vedi una tipologia di uomini che mi pare quasi assente a Milano.
Sono i cinquantenni (ma anche oltre) che girano ancora come dei ragazzi: capelli magari già bianchi ma lasciati lunghi, ricci, incolti, oppure con la coda; giubbotti di pelle, scarpe da tennis o scarponcini, zainetto sulle spalle, fare trasandato e sguardo ancora da seduttori romantici.
O da vecchi rivoluzionari.

 


 

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Non hai l’impressione che qui succedano grandi cose, a parte le sirene che si sentono durante le notti dell’Oktoberfest per le decine di visitatori che hanno esagerato con la birra.
Poi a Monaco ti può fermare la polizia sulle piste ciclabili se di sera hai il fanalino che non funziona …
Qui sono molto attivi i pompieri; quando c’è da intervenire si muovono sempre con uno spropositato esercito di mezzi.

Qualche giorno fa ci dev’essere stato un omicidio e sono andati avanti per una settimana con i titoli in prima pagina.
Fino a giungere al trionfale:
“PASTICCERE MONACENSE ASSASSINATO.
IL COLPEVOLE HA CONFESSATO!” (giornale “Abendzeitung”).
 

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Ci sono delle parole che veramente ti lasciano a bocca aperta.
Colazione, ad esempio, in tedesco è Frühstück.
Il bello è che c’è anche il verbo, “fare colazione”, che è Frühstücken.
Con l’irrimediabile conseguenza che il famoso film di Blake Edwards, con Audrey Hepburn, diventa “Frühstück bei Tiffany”.
 

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“Kein Handy” (niente cellulare) è l’avvertimento che spesso trovi sulle liste dei locali o dei ristoranti. Ti si chiede cortesemente di non usare il cellulare nel locale perché potrebbe disturbare gli altri clienti.
 

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I tedeschi hanno il gusto del risparmio.
Di certo non si fanno mancare nulla, ma in alcune cose provano a darsi una disciplina.
A Monaco ci sono parecchie case molto belle, edifici in vecchio stile, di pochi piani e quindi senza ascensore. Ma in alcune zone ci sono pure degli edifici alti, di dieci o più piani, che l’ascensore devono averlo. Però l’hanno solo ai piani pari.
Insomma, hanno dimezzato le spese condominiali.

 


 

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Anche qui a Monaco nelle stazioni della metropolitana ci sono a volte quegli schermi dove proiettano degli spot pubblicitari o delle notizie giornalistiche.
Ma c’è un po’ più di rispetto: i video sono muti.
 

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28 settembre, di sera.
Fermato dalla polizia perché sono in giro in bici con la luce davanti che non funziona.
Mi giustifico: sono straniero, nuovo di qui, non capisco ancora bene …
L’agente chiude un occhio e non mi fa la multa.
Ma con in mano la mia carta d’identità mi chiede di aspettare ancora due minuti, prima di andarmene: il suo collega dietro di noi ha fermato una ragazza (tedesca) e siccome a quella la multa la stanno facendo lui non vuole mettere il collega in imbarazzo.

 


 

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Quando ti parlano dei “DEFAUDE’” e tu rimani sconcertato per qualche secondo prima di decifrare che si tratta semplicemente del DVD, pronunciato con le lettere tedesche: d (de), v (fau), d (de).
 

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Qui i conducenti degli autobus possono anche chiederti il biglietto.
La sera, e la notte soprattutto, non si devono barricare dentro la loro postazione per paura di qualche teppista.
Quelli delle Nachtlinien (che sostituiscono la metropolitana dalle 2 alle 4) quando arrivano alla fermata spaccando il minuto (che nel freddo della notte fonda ti fa un gran piacere) aprono solo la porta anteriore e tu per entrare devi mostrare il biglietto o la tessera. Altrimenti o ti fai fare il biglietto dal conducente o non entri.
Questo l’ho visto accadere alle 4 del mattino, senza nessuno dei passeggeri che mugugnasse, manco quelli un po’ brilli.
 

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Una delle cose più emblematiche e che meriterebbe forse uno studio sociologico sulle differenze culturali è il modo in cui i tedeschi riescono a nuotare nelle loro splendide e stupendamente tenute piscine.
Qui nella vasca non ci sono le corsie.
Il nuoto è realmente “libero”.
Ad un italiano sembra strano, no?
Si nuota liberamente da un bordo all’altro, ma senza corsie.
Quando vedi uno che ti viene incontro, ti sposti tu o si sposta lui.
C’è molta più distensione nelle vasche, nessuno ti nuota alle costole per superarti.
C’è anche da dire che visto il numero, le dimensioni e i meravigliosi orari di apertura delle piscine (sette giorni su sette, dalle 7 del mattino alle 11 di sera) naturalmente c’è anche più spazio, più “metri cubi d’acqua per abitante”.
Nuotare senza corsie all’inizio sembra strano o complicato. Poi ti abitui. Nuoti più tranquillo e ti accorgi che lo si può davvero fare benissimo anche senza corsie.
Diventa fin divertente iniziare dalla destra della vasca e magari finire a sinistra. L’importante è andare sempre da un capo all’altro, e ci riesci, solo zigzagando un po’ di più.
E c’è un’altra piccola grande libertà: in piscina non devi portare la cuffia.

(Perché noi italiani si pensa sempre che i tedeschi abbiano più regole di noi?!...).

 


 

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E’ sorprendente quanti tedeschi in tre mesi qui a Monaco mi abbiano fermato per chiedermi la strada.
Mi ha sempre fatto piacere. Mi faceva sentire “integrato”.
Mi intristiva però vederli delusi quando si accorgevano non solo di avere chiesto ad uno che la strada non la sapeva, ma che manco sapeva la loro lingua.
 

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Forse se potessi vivere in un luogo di sole persone preferirei gli italiani.
Ma se ci sono in giro anche le macchine, preferisco i tedeschi.
 

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Davanti a molti portoni di casa, sopra il citofono, c’è una spia rossa che se accendi ti illumina l’entrata. La luce non sta aperta inutilmente tutta la notte, ma ti serve solo quando torni e devi vedere dove infilare la chiave.
(Collegato al discorso del risparmio e degli ascensori).
(E della birra, riguardo la difficoltà talvolta nell’infilare le chiavi).
 

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Non so se le auto tedesche sono davvero più robuste delle nostre.
Ma è vero che le fette biscottate, qui, non si rompono.
 

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Non ho mai visto cani così obbedienti.
 

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Il Nord, il freddo, il grigio (ma non sempre).
Però qualcosa mi affascina qui.
Forse proprio lo sforzo di vivere e convivere in una parte del mondo più difficile.
Certo che attirano il sole e il caldo, il cibo mediterraneo e l’espansività. Ma penso che a volte questi abbiano anche dei cattivi compagni: la furbizia, la superficialità, il menefreghismo.
Forse c’è meno calore, meno allegria “al Nord”.
Ma sicuramente c’è più capacità di vivere e di progredire insieme.
 

 

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I tanti ciclomotori in giro della Piaggio: un altro piccolo omaggio all’Italia.
Le Vespe con lo specchietto retrovisore all’altezza dei piedi: una variante che in Italia non avevo mai visto.
 

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Monaco è “la città delle donne con gli anelli d’argento”.
E l’avevo già pensato un’altra volta: mi piacciono più le donne con gli anelli d’argento che quelle con gli anelli d’oro.
Le prime sono più realiste.
 

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La linea delle U-Bahn che mi piace di più è la U4.
Quella verdeacqua.

 


 

 

Testo e foto a cura di:

Stefano D'Adda stefano.dadda@poste.it

 

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