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Il destino di un sovrano

 

Le fanfiction (meglio conosciute come "fanfic") sono storie scritte dagli ammiratori che raccontano le vicende dei propri personaggi preferiti modificandone il destino. Spesso le storie prendono un risvolto davvero insolito.

 

26 giugno 1864

Siamo nel periodo della "Guerra delle sette settimane" e il giovane sovrano Ludwig II era in visita alle truppe del quartier generale delle operazioni a Bamberga. Visitò diligentemente gli accampamenti dei reggimenti e l'ospedale da campo.

 

In questo luogo, per il re, si aprì l'inferno. Passando davanti alle brande, vide soldati devastati da terribili ferite e mutilazioni o anche deceduti, mentre la loro salma veniva benedetta dal sacerdote. Il monarca rimase talmente sconvolto da urlare in lacrime: «Nooo!!! Perché? Perchè?» e fuggì dall'ospedale. Corse, corse all'impazzata senza sosta, in quella radura erbosa, fino a giungere in un boschetto.

 

In questo boschetto, Ludwig, nel tentativo di scostare le fronde di alcuni alberi, per aprirsi un varco, inciampò e cadde a terra. Senza rialzarsi, si voltò di schiena e guardando verso il cielo che si stava rannuvolando, attraverso i rami delle piante che si intrecciavano al di sopra di lui, disse: «Dio, perchè un sovrano deve sostenere anche queste prove così dolorose?».

 

Nel frattempo il seguito del monarca, preoccupato, si mise alla sua ricerca. Durante la ricerca, scoppiò un temporale che buttò giù una pioggia torrenziale che non fece, comunque, arrendere quegli uomini. Dopo tre ore, trovarono il re in quel piccolo bosco, completamente fradicio e rannicchiato ai piedi di un albero. Lo aiutarono a tirarsi su, si accorsero che era febbricitante e lo portarono all'infermeria dell'accampamento.

 

Il medico, dopo averlo visitato, gli disse: «E' meglio che, almeno questa notte, la passiate qua al quartier generale, prima di tornare a Monaco». «Va bene, perchè voglio andarmene da questo posto!» ansimò Ludwig. Nel viaggio di ritorno le sue condizioni peggiorarono: cominciò a sudare e ad avere un respiro sempre più affannoso.

 

Giunto alla Residenz, fu condotto nella sua camera da letto e venne chiamato d'urgenza il dottore di corte. Alla fine della visita, quest'ultimo informò la regina madre Maria, dicendo che il sovrano aveva la temperatura quasi a 41 e che avrebbe fatto di tutto per cercare di migliorare la situazione, prima che la febbre diventasse meningite.

 

La sovrana entrò nella camera del figlio che lo vide ansimante e con un panno imbevuto d'acqua sulla fronte, calato fin sopra gli occhi. Prese la sua mano fra le sue e sussurrò: «Sono qui... Vostra madre è qui». Cercava di confortare quel figlio di cui non si era occupata, quando era piccolo. All'improvviso il re cominciò a delirare: «E' colpa mia... E' colpa mia... Se quei soldati sono in quelle condizioni è solo colpa mia... Li ho mandati io a combattere».

 

Nella nottata fu perseguitato da incubi: sognava che degli esseri demoniaci gli marchiassero a fuoco il corpo con la parola "COLPEVOLE" oppure di ritrovarsi nell'ospedale da campo che veniva sommerso da un mare di sangue, affogandolo. Si svegliò di colpo cacciando un grande urlo. Il medico, che era rimasto alla Residenz, accorse nella stanza e disse a Ludwig: «Calmatevi, Sire! Calmatevi! Forse avete fatto un brutto sogno» e lo aiutò a riadagiarsi.

 

Il giorno dopo al monarca cominciò a calare lievemente la temperatura e ricevette nella camera la madre e il fratello. «Non è che la febbre è soltanto una scusa per non adempiere ai tuoi doveri di sovrano?» disse in tono sfottente il principe Otto. Il re, con un filo di voce, per tutta risposta: «Otto, per piacere, taci!». Il principe Otto: «Madre, vedo che comincia ad avere un miglioramento, dalla risposta che mi ha dato». Nelle giornate successive, Ludwig ebbe molte visite, tra cui quelle dell'imperatrice Elisabeth, sua sorella Sophie e della baronessa von Leonrod. A quest'ultima confidò: «Ho paura! Ho paura di non essere adatto per fare il re».

 

La baronessa domandò: «Perchè dite questo?». «Tutti questi doveri mi stanno sconvolgendo e poi mi sento in colpa per aver mandato migliaia di soldati a combattere, mandandoli incontro alla disgrazia» - rispose il sovrano - «Ho rovinato per sempre le loro vite!». «Non ditelo neanche per scherzo! Purtroppo, nella vita, ci tocca affrontare e praticare anche cose che non apprezziamo» - affermò la baronessa - «Però sono esperienze che ci rendono, ogni giorno, più combattivi e meno vittime del dolore».

«Dite?» rispose il re. La baronessa: «Certo».

 

«Oh, Meilhaus!» esclamò il sovrano e abbracciò la donna scoppiando in un pianto liberatorio. Qualche giorno dopo la febbre era quasi calata del tutto ed il monarca andò nella balconata. Era una mattinata con una brezza frizzante che faceva sprigionare il profumo dei cipressi del giardino del palazzo e faceva frusciare, lievemente, la camicia da notte di Ludwig. Tutto questo gli fece venire la voglia di pensare di essere una colomba e volare via da quel mondo che non dava spazio ai suoi sogni e alla sua sete di una vita serena. Ristabilitosi, trascorse qualche settimana al castello di Berg per riflettere sul suo destino.

 

Camminando a piedi nudi sulla riva del lago di Starnberg, disse fra se e se: «Vorrei tanto che Dio mi desse la forza di affrontare il mio destino di re, giorno per giorno. Perchè sono certo che, senza questo, cadrò nella disperazione più profonda. Non voglio vivere come un vigliacco». «Vorrei anche che...» - proseguì il monarca, lanciando un sasso nell'acqua - «ci siano dei momenti che io possa "dare parola" ai miei pensieri di essere umano... Perchè? Perchè la natura ha voluto che nascessi principe?».

 

Ritornato nella capitale, dovette sostenere una conferenza con gli ufficiali dell'armata bavarese e mentre gli veniva data una mano ad indossare l'uniforme pensò: «Ludwig, metticela tutta a superare questa prova. Mostra a quei pomposi graduati che sei una persona che vale». Quando arrivò davanti alla porta della sala delle udienze fece un respiro profondo e si bisbigliò: «Coraggio! All'opera!». E i battenti della sala si spalancarono con l'annuncio del cerimoniere.

 

Valentina Bonacci

 

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