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Il Re della Baviera è un poeta, avendone anche le eccentricità, con
il vantaggio però, rispetto agli altri poeti, di poterle
gratificare, qualsiasi forma esse possano assumere. È appassionato
di Lirica, ma non gli piace stare seduto in mezzo al pubblico;
perciò, è capitato a volte, a Monaco, che, terminata la
rappresentazione di un’Opera e mentre gli attori si stavano
togliendo il trucco e le vesti, arrivasse l’ordine di rimettersi
tutto daccapo.
Di lì a poco ecco arrivare il Re, tutto solo, e gli attori dovevano
ricominciare l’Opera che eseguivano di nuovo tutta intera con
quell’unico spettatore nel grande e maestoso teatro. Una volta egli
si cacciò in testa uno strano sghiribizzo. Su in alto, e non
visibile dalla platea, sulla scena prodigiosa del teatro di corte vi
è un vero labirinto di tubi, tutti bucati affinché in caso di
incendio, innumerevoli rivoletti d’acqua possano scendere; e
all’occorrenza, questo scarico d’acqua possa essere aumentato fino a
diventare una vera inondazione. I manager americani potrebbero
prenderne nota. Il Re era il solo spettatore. L’Opera procedeva, era
un passaggio in cui si rappresentava un temporale; veniva simulato
il fragore del tuono e anche il vento cominciava a rumoreggiare e
gemere, e la finta pioggia a picchiettare. L’interesse del Re andò
aumentando, fino a diventare entusiasmo. Egli gridò:
“E’ molto, molto bello, davvero! Ma voglio della pioggia vera!
Aprite l’acqua!”
Il manager lo scongiurò affinché ritirasse l’ordine; dicendo che
avrebbe rovinato tutta la costosa scenografia e i magnifici costumi,
ma il Re gridò:
“Non importa, non importa, voglio che ci sia dell’acqua vera!
Mettete l’acqua!”
Così fu fatta defluire l’acqua vera che cominciò a cadere in
rivoletti sottili sulle finte aiuole e i sentieri di ghiaia del
teatro. Le attrici e gli attori con i loro ricchi abiti si muovevano
a volte incespicando ma continuando coraggiosamente a cantare
facendo finta di non darvi nessun peso. Il Re ne era felice, il suo
entusiasmo andò crescendo finché gridò forte:
“Bravi, bravi! Ancora altri tuoni! Altri lampi! Aumentate l’acqua!”
Il tuono rombò, i lampi brillarono, i venti dell’uragano
infuriarono, le acque del diluvio si rovesciarono. Le maestà
raffigurate in scena, con i loro abiti raffinati che aderivano al
corpo, guazzavano nell’acqua che arrivava ormai fino alle loro
caviglie, ma facevano del loro meglio, gorgheggiando come meglio
potevano. I violinisti sotto la pedana ci davano dentro con i loro
strumenti, lottando per la vita, con la sovrabbondanza d’acqua che
zampillava giù per il collo e sulla schiena, e il vero Re felice e
all’asciutto stava seduto sul suo palco elevato e applaudiva con
tale foga fino al punto di ridurre i suoi guanti in brandelli.
“Continuate ancora!” gridò il Re; “Ancora di più, liberate tutto il
tuono, aprite tutta l’acqua! Impiccherò l’uomo che osi aprire un
ombrello!”
Quando finalmente il temporale più tremendo che sia mai stato
rappresentato in un teatro ebbe fine, l’approvazione del Re fu
smisurata. Egli gridò:
“Magnifico, magnifico! ENCORE! (BIS, BIS!) Ripetere!”
Ma il manager riuscì a persuadere il Re a revocare l’encore,
affermando che gli attori si sentivano sufficientemente ricompensati
e gratificati dal fatto stesso che il bis fosse stato espresso da
Sua Maestà, e non volevano affaticarlo con un’altra ripetizione
unicamente per gratificare la loro propria vanità.
Fortunati furono gli attori dell’atto successivo a cui veniva
richiesto un cambio d’abito; gli altri erano ridotti male,
inzuppati, disordinati, e a disagio, ma pittoreschi fino
all’inverosimile. Lo scenario era rovinato, le porte delle botole
erano talmente gonfiate che non funzionarono per un’intera settima,
i bellissimi costumi erano rovinati, e non si contavano i danni
minori causati da quell’incredibile temporale.
Fu un’idea regale quel temporale, e splendidamente eseguita.
Notate però la moderazione del Re; egli non insistette con il suo ‘encore’.
Se egli fosse stato un ammiratore dell’Opera americano, allegro e
irriflessivo, avrebbe probabilmente fatto ripetere infinite volte il
suo temporale fino a far annegare tutta quella gente. |