|
|
› Home › Monaco di Baviera › Musei e pinacoteche › BMW BMW Welt, Alba d’acciaio
Auto e Alcol: un binomio da evitare. Ma chi si potrebbe immaginare una Monaco priva della birra e della BMW? Visitare la capitale bavarese senza incappare in un refolo di vento impregnato di luppolo è tanto improbabile quanto mancare la sede della casa automobilistica. Il grattacielo dall’inconfondibile forma a quattro cilindri domina la zona Nord della città, vegliando un’area di 500.000 m² in cui lavorano 10.000 dipendenti.
Tra questi, gli italiani sono varie centinaia. E agli storici “Gastarbeiter”, emigrati in Germania nei passati decenni, si affiancano sempre più i giovani “cervelli in fuga” dal Belpaese, attratti da un’azienda che della cura per il personale ha fatto uno dei pilastri del proprio credo. D’altronde, senza la ferma opposizione dei suoi dipendenti, nel 1959 la BMW sarebbe caduta in mano alla Mercedes. Altri tempi, ma stessa rivalità. Se quest’anno la casa di Stoccarda ha occupato la scena con l’inaugurazione di un sinuoso museo elicoidale, il 2007 promette di nascere sotto il segno del logo biancoceleste.
Una serie di ponti sospesi permetterà di spostarsi tra l’edificio centrale, il museo e la fabbrica. Passerelle accessibili anche ai disabili condurranno allo stabilimento automobilistico, in cui saranno visitabili tutte le tappe del processo di creazione della “Serie 3”, prodotta interamente in loco. Grazie all’impiego massiccio della robotica la produzione è in serie ma personalizzata: tra le 200.000 automobili sfornate ogni anno quelle perfettamente uguali sono rarissime. Il fordismo, insomma, è morto, sepolto e dimenticato. I visitatori della fabbrica assisteranno persino al processo di verniciatura della carrozzeria: una rarità mondiale. Alla fine del percorso nel Mondo BMW ci si potrà finalmente impossessare del proprio automezzo, prodotto nella fabbrica prospiciente o in uno degli altri stabilimenti tedeschi o americani, incontrandolo su una piattaforma ruotante posta in un padiglione rialzato al centro del complesso principale. Tramite una rampa il cliente si immetterà poi nel traffico, per testare magari la potenza del proprio bolide sulla vicina autostrada gratuita e senza limiti di velocità. Così usa in Germania.
Vetro e acciaio i materiali dell’edificio centrale di Mondo BMW, caratterizzato da un doppio cono simboleggiante un ciclone di nuvole che si distribuiscono formando una copertura ondulata e leggermente concava, quasi che il sottostante spazio espositivo – quello con la piattaforma per la consegna delle auto – la attiri a sé come un magnete. Sfidando le leggi della statica e richiamandosi alla meraviglia del tempio di Segesta, “Coop Himmelb(l)au” ha preso la superficie del tetto del tempio e l’ha decuplicata, progettando una copertura di 14.000 m² (ci starebbe tutta Piazza San Marco) ripiena di cellule fotovoltaiche e tenuta in piedi da soli 11 appoggi: 25 in meno delle colonne che reggevano il tetto del sacro edificio dorico. All’interno della costruzione, climatizzata nella facciata e nel pavimento, alloggiano ristoranti, il padiglione per le auto in consegna e la completa esposizione di tutte le varianti di carrozzeria dell’attuale gamma BMW. In uno spazio apposito i bambini possono imparare i rudimenti della meccanica seguiti da un assistente o guidati dal proprio maestro elementare, che potrà adoperare l’area come un laboratorio di fisica. E così mamma BMW avrà modo di farsi conoscere dai suoi potenziali clienti fin da piccoli. Un’area adibita a centro congressi, cinema, teatro, sala ricevimenti o concerti si prefigge di incrementare la già effervescente vita culturale cittadina. Nella struttura a doppio cono, fornita anch’essa di illuminazione variabile sul modello del nuovo stadio si terranno eventi mondani o mostre a tema.
Tutto lo spazio espositivo di Mondo BMW, salvo la visita della fabbrica e del museo, sarà gratuito. Ci si aspetta un minimo di 850.000 visitatori annui, molti dei quali transitanti dalle strutture ricreative del vicinissimo parco olimpionico. Quello con il vecchio stadio dal celebre sistema di tetti ondulati progettato nei primi anni Settanta da Günther Behnisch. Allora troneggiava sul panorama cittadino come unica e moderna meraviglia architettonica, ora anche per lui son tempi duri.
Alessandro Melazzini
Articolo pubblicato su Ventiquattro, settimanale de Il Sole 24 Ore
LINK
|
||||||